lunedì, luglio 10, 2006

Why?

Switch off the lights
And
close your eyes
Feel the energy... inside

Chill it low, chill it low
Chill it low...
FIRE!!!!

Eccomi di nuovo qui. Dopo un lungo periodo sabbatico, l'Observer ritorna,con il suo dodicesimo post, ad infettare i vostri schermi peggio del virus della pellacchia. BWAHWAHWAHWAHWAHWAH!!

Mi dovete perdonare, ma sono passato attraverso un periodo complicato, tra scuola, mancanza di stimolo, mancanza di idee da trascrivere sul blog, ecc. Tuttavia, adesso sto meglio, anzi, non potrei stare meglio di così (beh, forse potrei, ma ne riparleremo più tardi)
La scuola è finita, ho compiuto 18 anni, sono andato in Inghilterra a fare wrestling (per inciso, è la cosa che mi piace fare di più), ho assistito alla vittoria della coppa del mondo da parte della mitica Italia!!
E quindi, dopo quest’assenza, mio malgrado, non totalmente giustificata (non c’è bisogno di far venire un genitore, vero?), ritorno ad imperversare tra le pagine del mio caro vecchio blog, per far piacere (o dispiacere) a voi.

La testa, certamente, non è più quella di una volta, anche perché le vacanze mi distraggono totalmente da pensieri quantomeno seri e mi impediscono di organizzare un discorso unico e ben delineato, quindi, per questa volta, mi abbandonerò ad un imprevedibile flusso di coscienza, in cui sparerò a raffica idee sparse. Cercherò comunque di collegarle le une alle altre, provando a stabilire un certo legame tra loro... ma non vi prometto niente

Perché, quando il partito politico della bandierina vince le elezioni, vuole fare tutto da sé e intima all’opposizione di starsene al suo posto, mentre, quando il partito del rametto vince, la bandierina vuole dapprima la coalizione unica (per restare disperatamente al governo), poi fa fare ad un ex-ministro, prima del mandato della nuova legislatura, una legge elettorale che fa vomitare i cani (e che lo stesso ex-ministro ammette essere una porcheria), poi cerca di mettere in tutti i modi i bastoni fra le ruote alla nuova maggioranza?
Mah...
Misteri del mondo politico

Perché, quando un ragazzo cerca di fare il gentile con una ragazza, con cui, magari, non era in facilissimi rapporti all’inizio, la ragazza, nella maggior parte dei casi, pensa che il ragazzo o è un perdente o se la vuole solo trombare?
Perché le ragazze, di solito, vanno appresso a ragazzi supersnob e vestiti firmati dalla testa ai piedi ma senza un briciolo di sale in zucca?
Mah…
Misteri del mondo sentimentale

Perché le ragazze davvero brave, gentili e senza pregiudizi (possibilmente anche carine) sono pochissime al mondo e, guarda caso (anche se questa fortuna, talvolta, ti capita), quasi mai sono tue amiche?
Mah...
Ironia (di pessimo gusto) della sorte

Perché quando qualcuno è diverso dalla massa, esce dagli schemi e va quasi a costituire un essere unico nel suo genere, con passioni, desideri, attitudini, modi di fare diversi dal normale, viene subito snobbato, denigrato e preso in giro?
Mah...
Misteri del mondo dei giovani

Perché chi non fa un cazzo nella vita sua spesso ottiene sempre i risultati migliori, mentre chi si fa il culo ogni giorno deve spaccarsi la schiena per avere il pane quotidiano?
Mah...
Misteri del mondo del lavoro

Perché chi si trova in un momento difficilissimo, trova sempre qualcuno che cerca di consolarlo, ma mai qualcuno che gli dice veramente di cosa ha bisogno?
Mah...
Misteri della personalità umana (e della sfiga, anche)

Perché...?
Diceva nonmiricordochi che l’intelligenza funziona davvero quando qualcuno comincia a farsi le domande giuste
Beh, io non so se queste sono le domande giuste, ma direi che sono un buon punto da cui partire.
Io ho fatto le domande, sta a voi dare le risposte

Question!!!

giovedì, marzo 16, 2006

Failure

Cause I've got none
I've got nothing at all
So I fall into the open, singin' out your name
And when I'm done, crashed and maimed,
I hope that's where you'll find me

Bentornati, signore e signori.
Vi siete persi nel tempo e nello spazio?
Stavate cazzeggiando su Internet (o Intralet, come dice Welldone) e vi stiete inspiegabilmente ritrovati qui?
Non vi preoccupate, prendete baracca e burattini ed accomodatevi nell'antro dell'Observer. Vi ospito io, con sana conversazione, vitto e alloggio compresi nel prezzo (1200 euro all'ora, prego).

Mesdames et messieurs, aujourd'hui le chef Observer ha un menu ricco ricco di prelibatezze, dunque accomodatevi, parcheggiate i vostri fondoschiena ingombranti... et les jeux son faits, voilà!!
La specialità della casa, oggi, è un bel piatto di considerazioni varie ed eventuali, condite da una salsina finissima di paura e tempestate da una pioggia di scagli di pensierini deprimenti.
In altre parole, se avete letto il titolo del post, l'argomento di oggi è il fallimento.

Qualche post fa vi ho parlato della paura e ho detto che la paura più terribile è quella di rimanere da soli.
E lo confermo.
Ma c'è un'altra cosa di cui avere paura e che è di certo la paura più d'impatto e dolorosa che ci sia. La paura di fallire.
Direte voi "Cos'ha il fallimenti di così temibile? In fondo, se non riesci a fare qualcosa, ci riprovi finché non ci riesci..."
Come la fate facile, piccoli ingenui.

E poi, per essere pignoli (e io sono moooooooolto pignolo), non è precisamente quello il fallimento di cui sto parlando. Facciamo un piccolo passo indietro. Quando si parla di fallimento, si potrebbe parlare di aziende, di industrie o della Borsa (fallimento economico). Oppure si potrebbe parlare del fallimento dei negoziati tra Paesi sull'orlo di una guerra (e un certo Giorgio Cespuglio quest'orlo l'ha già passato)
Ma c'è il fallimento puro? Esiste un'unica definizione di fallimento?
Ma certo che c'è. E indovinate chi ve la dirà anche stavolta?

"Fallire miseramente" è non riuscire più a fare ciò in cui si eccelle.
Facciamo un esperimento, e vi prego di farlo, perché è utilissimo (non state lì solo a leggere, come degli ebeti). Chiudete gli occhi, estraniatevi da ciò che vi circonda, fregatevene delle vostre preoccupazioni e concentratevi.
Concentratevi e pensate a ciò che, nella vita, riuscite a fare meglio di chiunque conosciate, ciò che vi distingue da chiunque altro, ciò che vi rende veramente speciali. Se l'avete pensato, proseguite. Se non riuscite a pensare a niente, sarà meglio che vi impegniate seriamente in qualcosa, perché sennò sarete delle merde umane. E non lo dico scherzando.
Una volta pensato ciò, immaginate. Immaginate di non riuscire più a farlo, immaginate di non essere più in grado di fare ciò che meglio vi riesce e di perdere la considerazione di chi vi sta accanto, piombando nell'assoluta anonimità e insensatezza. Immaginate che per le persone non siate più nessuno, non valete più niente, non siate degni di parlare né di sedere vicino a loro.
Riaprite gli occhi

Era tutto un sogno, un costrutto mentale, un fottuto scherzo del cazzo da parte del vostro cervello.
Ma per quanto sia stato uno scherzo, è stato davvero terribile, se davvero avete fatto questo esperimento, vero?
Mettetevi il cuore in pace e, se volete, lanciatemi ogni tipo di improperi, ogni insulto che volete (d'altronde, sono stato io a farvi fare questo esperimento). Ora sarete di certo più sollevati, sapendo che era tutto finto e che sapete ancora fare ciò che vi riesce meglio.
Ma se quel sogno, quello che era solo uno scherzo, diventasse realtà?

"Observer, c'è un modo per non fallire mai?"
No, non c'è
Tuttavia, ci sono degli accorgimenti che tutti possiamo adottare per cercare di non fallire.
L'impegno. E non sto parlando solamente dell'impegno scolastico, ma di quello che infondiamo in tutte le attività, della passione che ci mettiamo in ogni faccenda (vi ricordate l'Intensità?)
La coerenza. Rimanere fedele alle proprie idee e ai propri ideali (che sono due cose diverse e distinte), saperli cambiare solo in favore di una causa migliore e perseverare nelle proprie convinzioni, nelle proprie capacità e, soprattutto, nei propri sogni (Integrità)
La capacità di ragionare. Solo con l'utilizzo del nostro cervellino possiamo risolvere qualunque tipo di problema. Fanculo la depressione, fanculo l'essere estraniati, fanculo il non accettarsi. Sono tutti problemi dovuti alla mancanza di ragionare su sé stessi, trarre il meglio da sé e vivere solo come vogliamo noi e non come vogliono gli altri (Intelligenza)

Io non so tutto. Sono ignorante in certi ambiti e, a volte, sono la persona meno adatta a dare consigli. Ma so cosa sia il fallimento, so cosa significhi abbassare la testa con il pensiero di essere sconfitti, so cosa significhi alzare la testa e far vedere ai miei detrattori di che pasta sono fatto.
Il fallimento, sotto qualunque forma si presenti, c'è sempre nella vita. Nel confutare questo dato di fatto non c'è ragione, nel negarlo non vi è scopo, perché sappiamo tutti che senza scopo... noi non esisteremmo.
Bisogna fissare le proprie priorità, ma, prima di tutto, dobbiamo avere uno scopo che ci faccia andare avanti, qualunque cosa succeda, qualunque disavventura capiti. Solo così saremo in grado di vivere ogni giorno come se fosse un giorno nuovo e dare il meglio (o, forse, un po' di meno) di noi stessi

Like it or not

giovedì, febbraio 23, 2006

Can you believe it or not?

Rescue me, take this out
By myself, alone I stand
Rescue me from this world
From myself, 'fore I grow old
Somebody rescue me!

Benvenuti, per la vostra decima volta, in questo squallido buco, fetida fogna, discarica rivoltante... in pratica, l'antro dell' Observer!!
Il decimo post è un bel traguardo, nonostante le mie dita stiano già chiedendo pietà e stiano organizzando un viaggio a Lourdes per chiedere la grazia.
E, visto che questo è il decimo post, soffia un vento di novità da queste parti (verrà mica da Minervino?), tant'è che quest' oggi non sono solo a parlarvi. Infatti, stavolta, l'Observer ospita la molesta presenza e la funesta collaborazione del suo amico Uncle Strawberry! Un applauso!

[Attenzione: per facilitare il compito ai vostri cervellini, da ora in poi Uncle Strawberry scriverà in corsivo grassetto]

Buona sera, sono il Conte Draaaaaaculaaaaaa... no, sgheeeeerzo, sono Uncle Strawberry.
Oggi è stata una giornata... PARTICOLAAAAAAREEEEEEE. Sono fuori dal tempo e dallo spazio e non so come cazzo è successo, ma mi sono ritrovato a passeggiare nell'antro dell'Observer (Dio c'è, ma ci odia). E, dopo aver preso ampiamente per il culo il qui presente Observer, ci siamo messi d'accordo per esplicitarvi (moooh, che parolone, mi meraviglio da solo) la questione di oggi.
La classe è stata scossa (è il momento della SCOOOOSSAAAA) da un avveniment0 a dir poco incredibbbile.
Qual'è, qual'è, qual'é?
C'è stato uno scontro verbale, a botte di rappate (anche se non è vero, ma siccome diciamo cazzate...), tra Welldone e Double F. Ma ci credi?

Incredibbole! E sai che c'è di più? La discussione è stata avviata dal fatto che Vip Hop, mentre stavamo ascoltando una bella canzone, si è lasciato trasportare dal ritmo e ha rappato con le mani.
Double F si è detta "Non ci credo. Questa è la mia occasione per rompere le palle!" e non ha perso tempo per deridere Vip per il suo modo di essere (e voi sapete come la penso in merito, vero?). Ci credi?

E' logico che ci credo, coglione! "Cogito ergo sum" (ma che cazzo c'entra?!). La penso allo stesso modo (vatti a leggere il commento, Alzheimer!) e questa guerra ha avuto varie tappe, altro che Lepanto, e si è spostata dall'interno della classe all'esterno della scuola, fino ad arrivare davanti ad un'altra scuola. Meno male che era ora di pranzo, sennò ci saremmo girati tutta la città. Ma la cosa interessante è che l'interessato è Vip, ma dato che a Welldone gli sono girati i maroni, si è aggregato alla discussione (di chi? di scussione LOL), difendendo il suo fido amico.
Ma ci credi?

Cazzo che ci credo! E poi, a chi hai detto "coglione"?

A te!

Ah ecco... Comunque, continuando con la storia, si è accesa la miccia della BOOOOMBAAAA tra Double F e Welldone: lui criticava, lei ribatteva, lui cercava di spiegare, lei si incazzava, lui si incazzava a sua volta e io non ci capivo più una mazza. Poi Yu e Lil' Boat hanno detto che stavano scherzando, ma io ci credo poco. Tu ci credi?

No, non ci credo, in quanto può anche darsi che l'abbiano sfottuto (e, comunque, l'hanno sfottuto), però è uno sfottò "a fin di bene"... e poi, non hanno preso in giro lui, ma l'azione che lui ha fatto in quel determinato momento. E, secondo me, Welldone ha sbagliato a dir loro "Ragazze cattive", peraltro con un espressione facciale schifata, perchè la situazione non lo richiedeva e, in ogni caso, secondo me, hanno sbagliato entrambi. Sei d'accordo?

Abbastanza sì. E' indubbio che sia Welldone sia Double F abbiano esagerato. E, per il casino che hanno combinato, potevano evitare: Welldone si poteva risparmiare quell' "apprezzamento"e Double F, insieme lle "mean girls", si poteva risparmiare di ridacchiare alle spalle di Vip Hop, scherzo o non scherzo, cazzarola di stagno!
Sinceramente, questo confronto è stato, tutto sommato, un passo avanti per la classe, dato che la volontà di chiarirsi c'è stata tutta e da parte di tutti, favorendo il "diacolo" (come dice il mostro caro amico Attla). Io credo che, alla fin fine, riuscirà a migliorare i rapporti in classe. Tu ci credi?

Ooooh, ora si che mi trovi d'accordo, pirletto. E che cazzo! Nel suo male, questa discussione si è rivelata un bene, colmando la spaccatura che c'era nella classe, perchè, senza peli sulla lingua (e l'Observer ne ha tanti, che schifo!), diciamo che se prima alcune persone non si cacavano di striscio e neanche di rovescio, ora si sono riappacificati... nah, "riappacificati" è una parola grossa... si sono riavvicinati, dimostrando un po' di maturità (era ora, a diciott' anni ci vuole!). E spero che a questo ci credi, Observer della mia minchia!

E ci credo sì. E, visto che i lettori saranno stati colpiti da questo scambio di battute (o si saranno addormentati), li lascio con un ultimo pensiero.
Se ci fossero più dialoghi (anzi, diacoli) come questo, le ipotesi sono due: o ci scanneremmo a vicenda come dannati... oppure saremmo molto migliori e molto più uniti di quanto siamo (o non siamo) in realtà.
And you can believe that, player!

I do believe that, jackass!

venerdì, febbraio 10, 2006

III: Intensity Integrity Intelligence

I'm slim shady, yes, I'm the real shady
Yo, you other slim shadys are just imitating
So will the real slim shady please stand up
Please stand up, please stand up

Buonasera a tutti.
Vi do il mio umile benvenuto nel covo dell'Observer, un luogo nel quale sapete come entrate, ma sicuramente non saprete con che pensieri nella testa ne uscirete

Questa è una delle poche volte in cui voglio scusarmi. Sì, voglio chiedere scusa a chiunque abbia letto il post precedente a questo e ne sia rimasto, in qualche modo, offeso.
Chiedo scusa alla persona di cui ho parlato per tutto il post precedente, mettendo in piazza parte della sua personalità e dei suoi affari. Non era mia intenzione, ma l'ho fatto perché credo che sia una splendida persona e non voglio che rovini o conformi il suo modo di essere e di fare agli altri. Voglio bene a questa persona e io, per quanto spietato, deficiente e bastardo, voglio che le persone a cui voglio bene abbiano tutto il mio aiuto, tutto il mio appoggio e tutto il mio supporto.
Chiedo scusa a tutte quelle ragazze sincere e con il cuore d'oro, le quali, probabilmente, si sono sentite chiamate in causa leggendo il post precedente a questo. Volevo solo spingere nella direzione giusta le ragazze che non sono come voi. In particolar modo, chiedo scusa a Kikka, Sunshine e Lily.
E, infine, chiedo scusa proprio a quelle ragazze che ho preso di mira nel post precedente. Non chiedo scusa per ciò che ho scritto, ma per come l'ho scritto. Vi chiedo di scusarmi se non mi sono espresso con le parole giuste per cercare di smuovervi e motivarvi.

Dopo questo interminabile "mea culpa", voglio parlarvi di tre argomenti distinti che, per comodità, ho congiunto e riassunto nelle tre I: Intensità, Integrità, Intelligenza.
Il titolo del post può avervi fuorviati. Non si tratta di una cavolata e, pse siete amanti del wrestling, sì, ho preso in prestito lo slogan di Kurt Angle. Ma per dire molto, molto di più.

Intensità
Cosa significa questa parola? E come si relaziona con noi?
Parlando di intensità, non faccio nessun riferimento né alla fisica né a qualunque sport in cui ci si picchia e si combatte. L'intensità è la passione e la dedizione con cui, ogni volta, compiamo le azioni di tutti i giorni. Avete mai provato a capire come vi sentite quando fate qualcosa che non vi piace? Sono sicuro di sì. I muscoli sono deboli, le membra sono fiacche e, mentalmente, ci si sente giù, ci si sente più stanchi di Giuliano Ferrara dopo una camminata di cinque metri.
Sì, direi che ho reso l'idea.
E lì scatta la fatidica frase "Uffa, non mi va!"
Invece, cosa succede quando fate o state per fare qualcosa che vi piace? La sensazione che si prova è (perdonatemi il gioco di parole) sensazionale. Anche se ci si è stancati tantissimo prima di farla, il corpo sembra assolutamente fregarsene della fatica, si prova una sensazione sempre diversa e non ci si sente tranquilli e quieti finché non si ha completato quella cosa. E quando la si fa, vi si infonde il massimo impegno possibile. Chissà se, un giorno, la gente capirà che l'essere felici consiste proprio in questo.

Integrità
Strana questa parola. Fa pensare al più classico dei generali di un esercito, metodico, severo, perfetto, irreprensibile.
Wrong target. Io sto parlando di un altro tipo di integrità. E sto parlando di quell'integrità che noi, ogni giorno, quando ci alziamo bel belli dal nostro lettuccio, decidiamo se dimostrare senza paura davanti a tutti o di nascondere alle persone, fingendo di essere ciò che non siamo. Una persona che possiede integrità è qualcuno che vive, parla e si comporta come egli è e come sarà sempre e non ha paura di mostrarsi al mondo nella sua semplicità e autenticità.
E allora, cosa può causare la mancanza di integrità?
Uno dei nemici peggiori è l'insicurezza. Un altro è la paura. Entrambe lavorano insieme per persuaderci che la nostra personalità non piace a coloro che ci stanno attorno e ci spingono a inventarci una nuova personalità che non corrisponde alla nostra. Ed entrambe, in questi casi, sono doppiamente bastarde perché non solo non è assolutamente importante che la nostra personalità piaccia agli altri, ma la nuova personalità che esse ci spingono a creare agisce essa stessa contro di noi, distruggendoci pian piano e facendoci cadere il quella penosissima situazione che i più chiamano "depressione".

Intelligenza
La accendiamo? Eh sì. Infatti, molti di voi penserebbero che si tratti della nostra capacità conoscitiva che ci permette sempre di dare le risposte giuste a qualunque domanda.
Ci siete andati abbastanza vicini, ma stavolta avete dato la risposta sbagliata.
L'intelligenza è quella facoltà che ci permette di ragionare su ciò che ci circonda e su noi stessi. E' grazie all'intelligenza che cerchiamo (ma non sempre riusciamo), ogni giorno, di riuscire a raccapezzarci in questa cazzo di realtà. E' grazie all'intelligenza che proviamo a capire le situazioni della nostra vita e, se Dio vuole, a fare la cosa giusta ogni volta. L'intelligenza permette non solo di dare le risposte giuste, ma anche di farsi le giuste domande. E' questo che ci differenzia maggiormente dagli animali. Noi abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino, di esserne gli artefici, partendo con il piede giusto, ovvero un ragionamento per tutte le questioni della vita.

Tre I (Intensità, Integrità e Intelligenza) che entrano in conflitto con altre tre I (Insicurezza, Inquietudine e Insignificanza) nell'eterno dilemma della vita che ci riempie il cervello e ci rompe i coglioni.
Sta a voi (e a me) decidere da che parte stare.

Op'n ur eyez

giovedì, febbraio 02, 2006

True or... girl?

In a foreign field he lay
Lonely soldier, unknown grave
In his dying words he prays
"Tell the world of Paschendale"

Buonassera, buonassera, buonasseeeeeera!!
Il vostro Observer è di nuovo qui. Infingardo come sempre, sguscio, senza che ve ne accorgiate, tra di voi, osservo i vostri movimenti, ascolto le vostre conversazioni, carpisco i vostri segreti più reconditi e tutto ciò che volete nascondere.

Finiti i convenevoli iniziali, prima di parlare dell'argomento di oggi, voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato, volontariamente o involontariamente, nel bene e nel male, a scrivere sette capitoli di questo blog. Per me questa non è solo una pagina web dove scrivo cavolate varie. E' più che altro una zona franca, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, dove ognuno legge ciò che io scrivo e si relaziona con me, pur non vedendomi in faccia. Sapreste giudicare qualcuno pur non conoscendolo?
Se non mi conoscete, benissimo. Questo blog sarà per voi un'esperienza mistica, come mistici sono questo luogo e il numero sette, che vi aiuterà a capire come ci si sente a conoscere, amare oppure odiare, felicitarsi o arrabbiarsi con qualcuno pur non sapendo nemmeno chi diavolo sia.
Per chi mi conosce nella vita reale... beh, credo proprio che costoro abbiano scoperto un lato di me che non conoscevano.

E, parlando di lati sconosciuti della personalità altrui, passiamo all'argomento di oggi.
Le ragazze.

"Observer, parlerai anche dei ragazzi, in seguito?"
Forse... ma credo di no. Sapete com'è, sono un uomo e a me piace osservare più le ragazze che i ragazzi. Non so se mi sono spiegato.

Come diceva il filosofo Kant, molte cose non si possono dedurre per logica, ma la componente essenziale per conoscerle e capirle è l'esperienza (Drinkwater, effettivamente, docet).
Ed è proprio dalle esperienze di vita reale che io traggo la maggior parte degli spunti per i miei post.
E molti spunti che hanno attirato la mia attenzione sono nati proprio oggi, in quel della scuola. Durante l'ora di francese, alcuni alunni vengono interrogati. Io non sono tra questi ma, siccome sono seduto alla prima fila dei banchi (non perché sia uno sgobbone, anzi), devo spostarmi di una fila indietro per dare il mio posto ad una ragazza che doveva essere interrogata. Io vado a sedermi al posto di questa ragazza e l'interrogazione comincia. Io mi faccio i fatti miei, mi ascolto un po' di musica sul mio lettore mp3, ma mi annoio un po'. Non so se casualmente o no, il mio sguardo cade sul banco della suddetta ragazza, più precisamente sul suo diario.
E lì mi sono sentito... beh, in dovere di fare il mio lavoro.
Osservare.
Dopo aver letto ed esaminato il diario e dopo aver carpito ogni segreto, ogni emozione e ogni inquietudine riportati al suo interno, lo chiudo e torno ad ascoltare la musica.
Direi di essere rimasto coerente con quello che ho detto su di me nel secondo post. Io sono l'Osservatore e, come tale, osservo tutto.

Visto che sono molto curioso ma per niente sputtanatore, mi dispiace per voi, ma non mi convincerete mai a dirvi cosa c'era scritto in quel diario.
Tuttavia, quello che vi ho raccontato è proprio lo spunto principale per questo post, spunto che porta, dopo varie altre osservazioni, alla prima constatazione.

Le ragazze sono inevitabilmente false

Nel bene e nel male, le ragazze sono oltremodo false.
Non dite che non è vero, perché è effettivamente così.
Prima dimostrazione di ciò è il fatto che accanto a lei, e, in quel momento, accanto a me, siede una delle sue amiche. E costei, per inciso, mi odia a morte e non perde occasione per prendermi in giro (ma, onestamente, in quel momento, non me n'è fregato niente, visto che avevo gli auricolari del lettore mp3).
Lei mi ha visto aprire il diario, leggerlo, esaminarlo centimetro per centimetro. E non ha detto niente. Tantomeno ha fatto niente per impedirmi di leggerlo
Allora che diavolo di amica è, se permette ad altri di impicciarsi dei fatti di una sua amica?
Prima dimostrazione.

Ma andiamo avanti. La ragazza di cui ho letto il diario (che, naturalmente, non se n'è accorta, mentre se ne accorgerà quando leggerà questo post) è una di quelle che io reputo un fior fior di ragazza: un bellissimo fisico, un'intelligenza sorprendente, una simpatia fuori dal comune (tant'è che fa provincia EHEHEHEHEHEH), una sincerità come poche... insomma, quella che i napoletani definirebbero "'nu babbà!"
Tuttavia, non appena è venuta in classe nostra, ha si è subito seduta vicino a quell'altra non-amica e a frequentare, fuori dalla scuola, la classica combriccola delle "mean girls" (per chi è ignorante, la traduzione è "ragazze cattive" o "ragazze subdole").
E così si è inevitabilmente rovinata. Non dal punto di vista fisico e nemmeno dal punto di vista intellettivo, bensì dal punto di vista comportamentale. Per certi versi, è diventata subdola anche lei, prende in giro le persone per quello che sono (e voi sapete come la penso a riguardo, giusto? se no, rivedetevi il terzo post)... da quel che avrete sicuramente capito, "'u babbà" è andato un po' a male.
Ogni tanto, però, quando ci parlo da solo o con un altro amico di classe (Welldone oppure Uncle Strawberry), sembra essere di nuovo quella di prima e ritorna simpatica e sincera come prima.
Allora perché, quando parlo a lei sola, lei è assolutamente una piacevolissima ragazza mentre, quando è in gruppo con le "mean girls", diventa (lasciatemelo dire) così stronza?
Seconda dimostrazione della falsità delle ragazze.

Se non avete già cominciato, o voi ragazzi, siate sempre diffidenti delle ragazze. Non lo dico per cattiveria, ma perché la falsità delle ragazze è un dato di fatto. E credo di aver dato già due dimostrazioni più che convincenti
E, ragazze, voi diffidate non solo dei ragazzi (perché anche noi siamo un bel po' bugiardi) ma anche di voi stesse. Perché noi possiamo essere falsi, ma voi lo siete di più

Oh, it's true. It's damn true

sabato, gennaio 28, 2006

Phobos & Deimos

You don't waste no time at all
Don't hear the bell but you answer the call
It comes to you as to us all
You know it's time for the hammer to fall

Welcome back, ladies and gentlemen!!
Bentornati, signori e signori (e le signore? s'ignorano AHAHAHAH), qui, nell'antro dell'Observer, ove rimarrete per i prossimi cinque minuti (a meno che siate lentissimi nel leggere, allora ci resterete di più) nell'intento di cercare di capire di che diavolo sto parlando

Oggi il vostro Observer è alquanto di buonumore, visto che, per qualche giorno, la neve gli ha gentilmente impedito di recarsi al calvario giornaliero, il quel campo di concentramento che viene comunemente chiamato "scuola".
E, parlando di campi di concentramento, voglio dedicare questo post proprio alla Giornata della Memoria, che era ieri, in ricordo della Shoah, di tutti quegli ebrei che sono caduti sotto la scure e la brutalità del nazifascismo, solo per essere quello che erano e per essere rimasti tali, attaccati e coerenti verso la loro fede religiosa e verso il loro stile di vita.

Ok, si comincia.

Ma, prima che vi possa parlare di qualunque cosa (e se, e dico SE, siete intelligenti, l'avrete capito dal titolo), vi voglio raccontare una storia. Una storia che non comincia con "C'era una volta", "Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana..." e cose simili.
Circa 2500 anni fa, nella Grecia Antica, sul monte Olimpo, vivevano tutti gli déi greci, tutti felici e tutti che svolgevano regolarmente il loro compito.
Tutti. Tranne uno
Ares, conosciuto in seguito dai cugini romani come Marte, era il dio delle divergenze e della guerra. E, in quel periodo, le divine palle del dio della guerra dovevano essere piuttosto girate per una serie di motivi: innanzitutto, per avere delle guerre a regola d'arte, doveva sempre dare l'onore di farle cominciare a quella gran puttana della Discordia; poi era molto scontento dalle guerre, perché sembravano tutte una enorme recita scolastica della prima elementare, con tutti questi deficienti che non facevano altro che infilzarsi e tutto finiva lì.
E al povero Ares gli zebedei turbinavano a elica per questo.
Per rendere le guerre più divententi e per tenerle sotto più diretto controllo, chiamò i suoi due nipotini Phobos e Deimos (ovvero "Paura" e "Terrore"); due frugoletti, simpatici come un alligatore nelle mutande, che, da quel momento, spargeranno il loro seme (la paura, appunto) nell'animo di tutti gli uomini, per tutti i secoli dei secoli.
Amen

"E' questa la fine?"
No, assolutamente no. Questo è l'inizio di ogni cosa.
Non tanto Deimos, quanto il fratellino Phobos si è ritrovato per le mani uno strumento molto particolare e potente da distribuire a suo piacimento, la paura, e, oltretutto, quell'imbecille di Ares non gli ha fissato alcun limite, dandogli carta bianca per fare tutto.
Non prevedeva che Phobos avrebbe fatto molto più che far spaventare qualche umano.

Ma torniamo ai giorni nostri
La paura. Ci sono tanti tipi di paura: paura del buio, paura di rimanere da soli, paura di fallire, paura di altre persone.
Ma c'è una paura allo stato puro? Si può definire la paura?
La risposta è ni. Mi spiego meglio. La paura è timore della privazione, privazione di quanto ci è caro. Di conseguenza, non abbiamo paura di qualcosa o qualcuno, ma abbiamo paura che qualcosa o qualcuno ci venga tolto: la paura "del buio" è la paura che la luce, unica cosa che ci permette di contemplare il mondo, ci venga tolta; la paura "di morire" è la paura che la nostra vita ci venga tolta, la paura "di fallire"è la paura che non riusciamo ad avere alcuna possibilità di riuscire nei nostri intenti; la paura "di restare da soli" è la paura che veniamo privati di qualunque compagni o conforto di altre persone.

La domanda sorge spontanea. "Qual'è la paura più terribile?"
Molti potrebbero dire "La paura di morire"
Non sono d'accordo
Non bisogna avere paura di morire. Perché? Perché è completamente inutile. La morte arriva per tutti, presto o tardi. La morte è qualcosa di sicuro per tutti, quindi è completamente insensato avere paura della morte.

Ve lo dico io qual'è la paura più terribile di tutte.
La paura di stare da soli.

Non c'è nemmeno da chiedersi il perché. Rimanere totalmente isolati, abbandonati, senza nessuno a cui rivolgere la parola, senza nessuno a cui dedicare anche solo uno sguardo, solo un pensiero, senza un solo essere vivente con cui poter parlare, anche solo per dirgli "Ciao", o per insultarlo, o solo per ascoltarlo.
L'isolamento è la peggiore delle punizioni. Ed è la peggiore paura che un essere umano possa mai avere.

Ma vi esorto a ragionare su una domanda, una sola e semplice domanda
Cosa saremmo senza la paura?
E' dalla paura di ferire qualcuno che derivano la nostra delicatezza d'animo e il nostro tatto; è dalla paura di morire che derivano tutte le precauzioni che prendiamo per la nostra sicurezza; è dalla paura di ammalarsi che deriva l'invenzione delle medicine; è dalla paura di fallire che deriva tutto il nostro impegno nel raggiungere i nostri obiettivi.

Quindi, la prossima volta che sentite dire da qualcuno "Io non ho paura di niente", state pur certi che i casi sono due.
O è un gran bugiardo... oppure è un grande stupido.

Are you scared now?
You should be

Special thanks to Sunshine & Lily

lunedì, gennaio 23, 2006

St. Anger

I don't want to mention the reason I know
That I am strickened and can't let you go
When the heart is cold, there's no hope and we know
That I am crippled by all that you've done
Into the abyss will I run...

Vi piacerebbe se qualcuno entrasse in casa vostra e/o fosse presente ovunque voi siate per osservarvi dal primo all'ultimo momento?
Ci pensate a questo che vi osserva mentre voi provate ogni sorta di emozione?
Provate a pensarci: siete euforici e lui vi osserva senza fare una piega; siete afflitti e avviliti e lui vi osserva senza fare una piega; siete incazzati neri... e lui è sempre lì ad osservarvi, senza fare una sola cazzo di piega
Questo sono io.
L'Observer.

Fuori nevica. Ho appena finito di vedere una scena, in TV, in cui ad un uomo vengono cavati gli occhi. Poco prima, ho visto un'altra scena di un uomo che è stato rinchiuso in una gabbia, implorando di non essere lasciato solo.
Come capirete, sono stato letteralmente bombardato da un sacco di emozioni.
Ma io non ho fatto una sola piega.
Sembra facile... ma non lo è. Soprattutto in una situazione come la mia.

Ma cosa succede quando non riesci più a contenere un sentimento? Cosa succede quando non solo la tua mente ma anche il tuo corpo non riesce a sopraffare più un'emozione ed esplodi definitivamente?
Prendete la rabbia, ad esempio. La rabbia, l'unico sentimento che davvero ti fa sentire come un leone. L'unico sentimento che definiamo come "male" ma che, spesso e volentieri, riteniamo giustificato.
Ed è vero. La rabbia è assolutamente giustificata

Un piccolo "distinguo", però. La rabbia di cui sto parlando non è quella che sfoghi su un altro perché ti ha guardato storto, perché lo reputi inferiore a te o perché ti ha fatto un torto. Il primo caso è prepotenza, il secondo è razzismo, il terzo è vendetta.
Io sto parlando del puro sentimento di rabbia e odio. Quello che ti cresce dentro perché ti si impedisce di provare altri sentimenti, perché ti viene tolto tutto quello che ti è più caro, perché ti si impedisce di fare tutte quelle piccole cose senza le quali non saresti capace di viviere... o perché hai aiutato tutti e vieni lasciato solo, abbandonato a te stesso nel momento del bisogno.
Questa è la vera rabbia.

Allora, come si può evitarlo? Come si può sopprimerla?
E' questo il punto.
Non si può.

C'è solo una soluzione. Bisogna far sfogare la rabbia. E ci sono due modi per farlo. Uno piacevole, l'altro un po' meno.
Quello piacevole è fare la cosa che più ci piace in assoluto. Funziona così: innanzitutto bisogna andare via, lontano. Bisogna allontanarsi, fuggire da tutto ciò che conosciamo, da tutto ciò che diamo per scontato e che da per scontati noi. Poi, una volta arrivati, bisogna praticare l'attività che più ci piace in assoluto (e non la solita cazzata di menare pugni a un sacco). Una volta fatto questo, si vedrà il mondo con occhi differenti e si potrà affrontare tutti i giorni seguenti con la mente fresca e in pace.

Poi c'è il secondo modo.
Accumulare tutta la rabbia, tutto il rancore, tutta l'ira possibile, finché ogni cellula del proprio corpo non conterrà più la foga, finché ogni singolo neurone cerca un barlume di lucidità mentale, di ragione, ma non lo trova.
Io la chiamo EIR, ovvero Esternazione dell'Insita Rabbia. Meglio conosciuta come Santa Rabbia.

In poche parole, anzi, in una sola parola... esplodi
Non ragioni più. Il tuo corpo decuplica le forze, diventi una macchina da distruzione; annienti tutto e tutti coloro che ti capitano a tiro, cominci a colpire tutto ciò che ti circonda...
Poi, quando questa frenesia finisce, riapri gli occhi. Vedi tutto, attorno a te, cambiato, irriconoscibile... tutto devastato. In pochi secondi, capisci che è tutto opera tua e realizzi che non è il mondo ad essere irriconoscibile.

Sei tu

Anger