sabato, gennaio 28, 2006

Phobos & Deimos

You don't waste no time at all
Don't hear the bell but you answer the call
It comes to you as to us all
You know it's time for the hammer to fall

Welcome back, ladies and gentlemen!!
Bentornati, signori e signori (e le signore? s'ignorano AHAHAHAH), qui, nell'antro dell'Observer, ove rimarrete per i prossimi cinque minuti (a meno che siate lentissimi nel leggere, allora ci resterete di più) nell'intento di cercare di capire di che diavolo sto parlando

Oggi il vostro Observer è alquanto di buonumore, visto che, per qualche giorno, la neve gli ha gentilmente impedito di recarsi al calvario giornaliero, il quel campo di concentramento che viene comunemente chiamato "scuola".
E, parlando di campi di concentramento, voglio dedicare questo post proprio alla Giornata della Memoria, che era ieri, in ricordo della Shoah, di tutti quegli ebrei che sono caduti sotto la scure e la brutalità del nazifascismo, solo per essere quello che erano e per essere rimasti tali, attaccati e coerenti verso la loro fede religiosa e verso il loro stile di vita.

Ok, si comincia.

Ma, prima che vi possa parlare di qualunque cosa (e se, e dico SE, siete intelligenti, l'avrete capito dal titolo), vi voglio raccontare una storia. Una storia che non comincia con "C'era una volta", "Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana..." e cose simili.
Circa 2500 anni fa, nella Grecia Antica, sul monte Olimpo, vivevano tutti gli déi greci, tutti felici e tutti che svolgevano regolarmente il loro compito.
Tutti. Tranne uno
Ares, conosciuto in seguito dai cugini romani come Marte, era il dio delle divergenze e della guerra. E, in quel periodo, le divine palle del dio della guerra dovevano essere piuttosto girate per una serie di motivi: innanzitutto, per avere delle guerre a regola d'arte, doveva sempre dare l'onore di farle cominciare a quella gran puttana della Discordia; poi era molto scontento dalle guerre, perché sembravano tutte una enorme recita scolastica della prima elementare, con tutti questi deficienti che non facevano altro che infilzarsi e tutto finiva lì.
E al povero Ares gli zebedei turbinavano a elica per questo.
Per rendere le guerre più divententi e per tenerle sotto più diretto controllo, chiamò i suoi due nipotini Phobos e Deimos (ovvero "Paura" e "Terrore"); due frugoletti, simpatici come un alligatore nelle mutande, che, da quel momento, spargeranno il loro seme (la paura, appunto) nell'animo di tutti gli uomini, per tutti i secoli dei secoli.
Amen

"E' questa la fine?"
No, assolutamente no. Questo è l'inizio di ogni cosa.
Non tanto Deimos, quanto il fratellino Phobos si è ritrovato per le mani uno strumento molto particolare e potente da distribuire a suo piacimento, la paura, e, oltretutto, quell'imbecille di Ares non gli ha fissato alcun limite, dandogli carta bianca per fare tutto.
Non prevedeva che Phobos avrebbe fatto molto più che far spaventare qualche umano.

Ma torniamo ai giorni nostri
La paura. Ci sono tanti tipi di paura: paura del buio, paura di rimanere da soli, paura di fallire, paura di altre persone.
Ma c'è una paura allo stato puro? Si può definire la paura?
La risposta è ni. Mi spiego meglio. La paura è timore della privazione, privazione di quanto ci è caro. Di conseguenza, non abbiamo paura di qualcosa o qualcuno, ma abbiamo paura che qualcosa o qualcuno ci venga tolto: la paura "del buio" è la paura che la luce, unica cosa che ci permette di contemplare il mondo, ci venga tolta; la paura "di morire" è la paura che la nostra vita ci venga tolta, la paura "di fallire"è la paura che non riusciamo ad avere alcuna possibilità di riuscire nei nostri intenti; la paura "di restare da soli" è la paura che veniamo privati di qualunque compagni o conforto di altre persone.

La domanda sorge spontanea. "Qual'è la paura più terribile?"
Molti potrebbero dire "La paura di morire"
Non sono d'accordo
Non bisogna avere paura di morire. Perché? Perché è completamente inutile. La morte arriva per tutti, presto o tardi. La morte è qualcosa di sicuro per tutti, quindi è completamente insensato avere paura della morte.

Ve lo dico io qual'è la paura più terribile di tutte.
La paura di stare da soli.

Non c'è nemmeno da chiedersi il perché. Rimanere totalmente isolati, abbandonati, senza nessuno a cui rivolgere la parola, senza nessuno a cui dedicare anche solo uno sguardo, solo un pensiero, senza un solo essere vivente con cui poter parlare, anche solo per dirgli "Ciao", o per insultarlo, o solo per ascoltarlo.
L'isolamento è la peggiore delle punizioni. Ed è la peggiore paura che un essere umano possa mai avere.

Ma vi esorto a ragionare su una domanda, una sola e semplice domanda
Cosa saremmo senza la paura?
E' dalla paura di ferire qualcuno che derivano la nostra delicatezza d'animo e il nostro tatto; è dalla paura di morire che derivano tutte le precauzioni che prendiamo per la nostra sicurezza; è dalla paura di ammalarsi che deriva l'invenzione delle medicine; è dalla paura di fallire che deriva tutto il nostro impegno nel raggiungere i nostri obiettivi.

Quindi, la prossima volta che sentite dire da qualcuno "Io non ho paura di niente", state pur certi che i casi sono due.
O è un gran bugiardo... oppure è un grande stupido.

Are you scared now?
You should be

Special thanks to Sunshine & Lily

7 Comments:

Anonymous robertooo said...

bravooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

3:09 PM, gennaio 28, 2006  
Anonymous Anonimo said...

bravo...hai colto nel segno;
il peggio è rimanere soli, senza nessuno a cui parlare...
poi è da vedere se i coglioni a marte giravano da destra o da sinistra...questo nn è stato ancora appurato...secondo me da destra, nn mi kiedere xkè...vabbè ti saluto...ciao
by zio fragola

3:24 PM, gennaio 28, 2006  
Anonymous "Per una mente ben organizzata la morte non è altro che una nuova grande avventura" said...

Esatto...ma per me la paura più acuta e più fitta è quella per la paura stessa. Noi ci preoccupiamo sempre per ogni genere di cose, ma quello che speriamo di più è di rimanere felici.Insomma abbiamo paura di provare la paura stessa...una cosa difficile da comprendere, così come è difficile da spiegare. Io l'ho compreso da un libro, del quale ti ormai ti sei stancato di sentirmi parlare (HP)

HaND! Francesco

3:12 PM, gennaio 30, 2006  
Anonymous per una mente... said...

"Per una mente ben organizzata la morte non è altro che una nuova grande avventura"...ci tenevo che si leggesse tutta

HaND! Francesco

3:14 PM, gennaio 30, 2006  
Anonymous LUCILLA said...

voglio farti i complimenti "gran kenyon"...soprattutto x qll ke 6...e ti permette di fare qll ke fai.ho sempre visto in te qualcosa in più rispetto agli altri(non nego di averti preso in giro, ma ho avuto modo di conoscerti x qll ke sei e non per quello che fai).guardi la realtà, priva di ogni apparenza eipocrisia,nella sua consistenza.nn è facile farlo a 18 anni ein qst mondo.sei una di qll poke xsone con cui si può parlare di qualcosa di piu sensato almeno.HASTA MANANA!

3:24 PM, febbraio 23, 2006  
Blogger Alchimista said...

Bum, bum. Tra provette e trame ingannevoli ho sottovalutato la tua capacità descrittiva. Il prossimo step é riuscire a parlare in modo coerente di qualcosa che non ti venga sbattuto sotto il naso ogni mattina.

You fool no one, man.

12:12 PM, febbraio 25, 2006  
Anonymous Francy said...

complimenti davvero! sei bravo a scrivere e le tue parole vere e di conforto! grazie ^_^

11:55 AM, luglio 06, 2006  

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